MANIFESTO SPEAKEASY
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Gli anni Venti americani portano il nome del Proibizionismo, momento storico che plù di altri è stato capace di imprimere racconti fantastici e storie mitiche nel nostro immaginario.
Il divieto dell'alcol è anche quello della socialità che attorno ad esso prospera e di esso si nutre. La rigida moralità del buon pensiero e l'etica del lavoro sono i nuovi, pericolosi e mai accettati, protagonisti: la festa è finita.
È in questo clima di noia incontrastata che i locali, di giorno regolari attività commerciali, si trasformano in esercizi di contrabbando alcolico, protetti da parole segrete riservate a pochi eletti: l'isola che non c'è tra le strade americane, luoghi magici dove tornar bambini in cui la libertà può esplodere incontrollata.
Una sola regola, semplice ma non scontata, definisce il nuovo movimento: sussurra, parla sottovoce, speakeasy.
Oggi, SpeakEasy è la rinnovata esigenza di dimenticata libertà, di spazio condiviso dove parlare, di un porto sicuro dove approdare per raccontarsi.
Sussurrando, come se fossimo ancora là, allora scopriamo che la rivoluzione, forte del suo silenzio, è l'atto stesso della condivisione di ciò che realmente siamo: emozioni.
Questa nuova possibilità è la stessa dell'arte, delle storie e del pensieri, con una nuova altrettanto semplice regola: non temere, condividi, scrivi e pensa sottovoce, sii sempre SpeakEasy.





