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Disobbedienza

Immagine del redattore: redazionespeakeasy
redazionespeakeasy
10 ott
Tempo di lettura: 2 min

Dalla prima infanzia una cosa su tutte ci viene detta a ripetizione: bisogna obbedire.

Questo nasce dal presupposto che chi ci cresce sappia meglio di noi la distinzione tra

giusto e sbagliato e, quindi, per imparare a comportarci in modo socialmente adeguato,

dobbiamo obbedire, non c'è dubbio.

Ma cosa succede quando la definizione di giusto e sbagliato che ci viene presentata non

riflette più ciò che sentiamo? Lì entra in gioco la disobbedienza.

Non per fare un torto a qualcuno, ma per conoscersi. Per comprendere quali sono i valori

in cui ci riconosciamo e quali sono le linee guida da percorrere e a cui, coscienziosamente, obbedire.

Perché come afferma Erich Fromm: "La disobbedienza non è in antitesi con l'obbedienza,

ma ha un rapporto complementare con essa: l'obbedienza a un principio prevede la disobbedienza al principio opposto".

D'altronde, secondo la tradizione giudaico-cristiana, l'umanità è iniziata con un atto di

disobbedienza. Senza atti, consapevoli o meno, di disobbedienza la storia umana forse

non sarebbe scandita dall'evoluzione, rimanendo sempre uguale a se stessa.

Ma, soprattutto, senza questi non avremmo le storie e i racconti che ci fanno sognare,

viaggiare e meravigliare: pensate a cosa sarebbe successo alla Cina se Mulan avesse

obbedito al padre, o se Wendy non avesse seguito Peter Pan, o ancora a Raperonzolo se

non avesse disobbedito alla matrigna, o alla Sirenetta... beh forse a lei sarebbe andata

tutto sommato meglio... ma, comunque, pensate a quanta magia ci perderemmo se tutti

obbedissero ciecamente.

Come dice Fermín Romero de Torres: "Il mondo non verrà distrutto da una bomba

atomica, ma da un eccesso di banalità che trasformerà la realtà in una barzelletta di

pessimo gusto".

Quindi eccoci qui, ci proponiamo un mese in cui vedere cosa la disobbedienza significa

per noi e fin dove ci ha portato.

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