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La fine del viaggio – Immensità di Andrea Laszlo De Simone
Conosco Andrea Laszlo De Simone tra la musica casuale di una giornata qualunque. Mi colpisce immediatamente, come se la sua voce fosse qualcosa che si erge al di sopra di tutto il resto. Un timbro registrato con microfoni del progressive rock anni ‘70, una graffiante dolcezza che si fonde con strumenti che appartengono all’Ennio Morricone di Sergio Leone. Mi sento nudo davanti a un qualcosa che sembra viaggiare nel tempo, ma che si aggrappa così consistentemente al presente d

Davide Scarlasetta
2 giorni faTempo di lettura: 3 min


Capitolo 3 – L’immutabilita’ della bellezza.
Lorenzo guardava il bancone. Era bagnato di alcol e lacrime. Il suo bicchiere era vuoto; riempirlo era l’unica cosa di cui sentiva il bisogno. Non amava i baristi, soprattutto quelli giovani appena usciti dalle accademie che pensavano di sapere tutto, ancor meno se francesi. Si fece dare un altro whisky parlando una lingua mista tra vari idiomi europei. Ripeteva “on the rocks” come se fosse l’unica formula sensata capace di uscirgli di bocca. Roteava il ghiaccio all’interno d

Davide Scarlasetta
7 giuTempo di lettura: 3 min


Uno scrittore al Salone del Libro di Torino.
La mattina è frizzante, con gli occhi ancora chiusi dalla sveglia all’alba, ma il cuore aperto alle speranze di un mondo più vasto. È già da qualche giorno che spulcio tra gli innumerevoli stand di case editrici, quelli più affini a me, quelli a cui potrei proporre il mio prezioso romanzo

Davide Scarlasetta
19 magTempo di lettura: 4 min


Capitolo 2 - L’immutabilita’ della bellezza.
Sua nonna Amelia aveva cucito la maggior parte dei suoi vestiti. Lei adorava le gonne larghe, dentro di esse sentiva di respirare meglio, come se il tessuto le regalasse uno spazio privato in cui muoversi. La prima volta che era stata con un ragazzo non aveva neanche dovuto spogliarsi, come se l’indumento fosse il custode del suo corpo. Agnese avrebbe voluto solamente sdraiarsi sulla sabbia e contare le stelle. Si rese conto per la prima volta che l’unica cosa che voleva era

Davide Scarlasetta
17 magTempo di lettura: 3 min


Ode plutonia di Allen Ginsberg: un lungo lamento sconsolato.
C’è un filo conduttore che unisce gli autori della Beat Generation: Kerouac, Burroughs e Ginsberg compongono la santa trinità delle beatitud

Davide Scarlasetta
4 magTempo di lettura: 3 min


Capitolo 1 - L’immutabilita’ della bellezza (Davide Scarlasetta)
Agnese guardava il mare. Il sale sulla pelle la costringeva a grattarsi impercettibilmente il braccio sinistro; il vento era gentile, ma si faceva sentire comunque tra gli anfratti degli scogli sotto i suoi piedi. Conosceva bene quella sensazione di vuoto che si prova mentre lo sguardo si perde nell’orizzonte alla ricerca del nulla. Sentiva di aver trovato il suo posto - non nel mondo - ma semplicemente un luogo dove stare. Dove Agnese poteva guardare il mare. Nessuno aveva m

Davide Scarlasetta
3 magTempo di lettura: 3 min


Solitudine e colpa del Minotauro.
Perdersi nel labirinto del mito è facile, ogni storia ha le sue variazioni, infinite versioni e moltitudini di possibilità, allora bisogna, per quanto possibile, delimitare per confini e tracciare un territorio vastissimo per potersi muovere con più sicurezza e trovare un punto di partenza, per guardarsi intorno con passione e scegliere con necessità una direzione.

Lorenzo Cappitti
20 aprTempo di lettura: 3 min


L’Orfeo di Kerouac: l’ascesa nell’Eternita'.
Ci sono momenti nella vita che sembrano permeati da «L’impulso della creazione». È così che Michael, uno dei due protagonisti di “Orfeo Emer

Davide Scarlasetta
7 aprTempo di lettura: 3 min


Di morte e di vita.
Succede a tutti, prima o poi, proprio perché la capacità di spostarsi con il pensiero è prettamente umana, di riflettere sulla morte, che la si osservi da un punto di vista sociale, culturale, religioso, artistico, biologico, medico o psicologico è facile dedurre che la storia dell’uomo coincida con la storia della sua vita e, quindi, della sua morte.

Lorenzo Cappitti
30 marTempo di lettura: 3 min


Il sottosuolo di Dostoevskij
Quest'uomo vive in noi. Di tutti i personaggi letterari, è quello che più ci
somiglia. Lo stesso uomo che necessita di un alibi per la propria malvagità,che sceglie di non curarsi perché l'essere odiosi è la giusta punizione per
gli uomini comuni. Colui che innalzandosi sopra gli altri, si sente solo.

Davide Scarlasetta
16 marTempo di lettura: 2 min
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