Menzione Speciale - Aspetta qualcun’altro (Sara Domenici Lagomarsini)

Quando aprì la portiera dell’auto sentì subito che l’aria lì era diversa. Più fresca, si faceva respirare meglio.
Questo gli bastò per mettere a tacere, anche solo per qualche secondo, i dubbi che l’avevano attraversato per tutto il viaggio.
Cominciò a vagare senza meta.
Pirano aveva l’aria di un luogo che aveva smesso di rincorrere il tempo. Le facciate portavano ad-
dosso la salsedine, gli intonaci si sfogliavano con dignità, le insegne sembravano appartenere a un’altra epoca. Nulla cercava di stupire e forse era proprio questo il suo fascino.
La vecchia libreria di volumi usati gli sembrò un buon rifugio. Cercava solo qualche minuto di
pace, dopo quel periodo così difficile.
Comprò il libro che lo attirò di più. Le copertine antiche avevano sempre esercitato su di lui un
discreto fascino.
Mise il volume sotto al braccio e andò verso un tavolino del bar dal lato opposto della piazzetta.
Ordinò un tè sencha, quel bar aveva una selezione di infusi sorprendente e inaspettata.
I tavolini di legno, le chiacchiere delle altre persone sedute e le lucine che illuminavano lo spazio, lo aiutarono a fare finalmente un respiro profondo. Il primo della giornata.
Aprì il vecchio libro appena comprato e gli cadde lo sguardo sul segno che la fede gli aveva lasciato all’anulare, quella linea bianca a contrasto con l’abbronzatura che gli ricordava un’estate in salita.
Dalle pagine saltò fuori un foglietto minuscolo, ingiallito dal tempo. Lo aprì con foga, quel mistero inatteso lo sorprese e incuriosì.
“Non abbandonare questo libro”
La grafia era ordinata, minuta, quasi timida.
Girò il foglietto, sul retro una data.
12 agosto 1998.
Sorrise.
Qualcuno, quasi trent’anni prima aveva scelto di affidare a un pezzo di carta una richiesta tanto
semplice, quanto insolita.
Sfogliò qualche pagina e sul margine di un capitolo trovò una frase sottolineata. Più avanti, un fiore ormai ridotto a un velo color cremisi. Una vecchia ricevuta di un traghetto Trieste-Pirano e poi ancora altre annotazioni, tutte con grafie diverse.
Quel libro aveva attraversato decine di mani, ognuna aveva lasciato un segno.
Esitò.
Fino a quel momento aveva pensato che quel libro fosse appartenuto a qualcuno, invece era appartenuto a tutti.
Ognuno aveva lasciato una traccia, una sottolineatura, un fiore, un biglietto, una ricevuta.
Piccoli frammenti di vite sconosciute che, senza volerlo, si erano intrecciati fra quelle pagine.
Per la prima volta da mesi smise di sentirsi l’unico a vivere una vita in disordine.
Guardò la tazza di tè, rimasta vuota sul tavolino e, alzando una mano, chiese una penna al came-
Girò il foglietto.
Rimase immobile per qualche istante e poi scrisse poche righe.
Lo ripiegò con la stessa cura con cui l’aveva trovato.
Attraversò la piazzetta e rientrò nella libreria.
Avvicinandosi allo scaffale, infilò il foglietto tra le pagine del libro e lo rimise esattamente dove
l’aveva trovato.
Il libraio lo osservò attentamente e gli chiese
“Non le è piaciuto?”
Lui sorrise.
“Mi è servito. Adesso aspetta qualcun altro.”
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