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Menzione Speciale – Terra Mia (Letizia Zito)

Immagine del redattore: redazionespeakeasy
redazionespeakeasy
22 ago
Tempo di lettura: 2 min

Trecentosessantacinque sono i giorni trascorsi da quando ti ho salutata terra mia. Quella sera

mia madre mi a veva infilato nelle tasche dei pantaloni un sacchettino con all’interno alcune

spezie. Non compresi ma la lasciai fare. Non avevo valige con me, non avevo soldi, non ave-

vo scarpe, non avevo sogni e desideri, mi era rimasta solo la speranza. Ti guardavo, terra mia,

diventare sempre più distante, fino a quando le luci della costa si confusero con quelle del cie-

lo. Luci che mi guidarono durante tutte le notti, non so bene quante, trascorse in balia del

mare. Insieme agli altri ragazzi cercavamo di contarle, come da bambini: “un minuto da ades-

so per contare tutte le stelle del cielo, non un secondo di più non uno di meno" . Ogni sera era-

vamo sempre meno a partecipare al gioco, qualcuno dormiva, altri riposavano per sempre

Quando l’alba mi sorprendeva, attendevo i primi raggi del sole per scaldarmi, ma dopo poche

ore la pelle bruciava e tornavo a bramare la luna e il freddo buio. Arrivati quasi alla fine del

viaggio eravamo rimasti in pochi li sopra, i corpi di chi non aveva retto venivano scaricati in

acqua, meno carico più miglia percorse. Ma ci aspettava la salvezza, eccola li, così simile alla

mia terra, ma più accogliente, credevo. Sono trascorsi trecentosessantacinque giorni dall'ulti-

ma volta che ho visto il volto di mia madre, che ho abbracciato i miei fratelli, che ho sentito la

voce dei miei cari. Ogni sera guardo le stelle, sempre da un posto nuovo ma sempre le stesse.

Ho trovato un vecchio libro, vicino a un bidone lungo la strada, parla una lingua diversa dalla

mia ma grazie alle foto delle costellazioni ho imparato a riconoscerle. Nelle notti più buie,

quando nemmeno quelle lucine mi danno conforto, tiro fuori dalla tasca dei pantaloni il sac-

chettino che mi aveva dato mia madre, infilo il pollice e l’indice, li sfrego tra loro e li porto al

naso ringraziandola per questo immenso dono. Quanto mi manchi, terra mia.

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