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UN CAFFE' CON IL PROFESSORE - MASSIMO GURNARI

Immagine del redattore: Lorenzo Cappitti
Lorenzo Cappitti
2 ott
Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 10 ott

Lorenzo Cappitti


1) Per scrivere questa mia intervista ho deciso di partire da quella che è stata una tua richiesta, che ho trovato molto bella e divertente.

Stiamo tenendo questo scambio sotto forma di lettera scritta. Posso chiederti come mai questa scelta?


La scelta di avere questo scambio epistolareè il risultato di un lungo periodo (tuttora in corso) di cambiamenti personali. Cambiamenti che forse, arrivato a 45 anni, riveleranno la mia vera natura. La mia natura di Essere Umano e di Pittore. Decidere di fare tutto via lettera implica dei passaggi obbligati che fanno acquistare a questa operazione un valore speciale, errori di scrittura inclusi. Uno scambio non immediato ma mediato. Mediato dal tempo, dal materiale e il suo profumo, dalle persone alle quali questo testo sarà affidato per viaggiare da me a te.Il tempo che sarà necessario per portare a termine tutta l'intervista è esso stesso intriso di curiosità, fiducia e cura. La concretezza di gesti e materiali manifesta la reale intenzione di portare avanti il progetto. L'oggetto stesso è prova tangibile del tempo.Poter toccare e Conservare un oggetto è la prova tangibile di una volontà, che ha sempre un suo Valore intrinseco; come un disegno, una fotografia un diario, un oggetto caro e persino un profumo, un sapore o un luogo...Ia prova che Siamo, Siamo esistiti.


2)‘ETERNO PRESENTE’ è il titolo della tua ultima mostra, ma non solo, è una concezione del tempo dove è assente l’idea di linearità in favore del qui e ora, ma non solo, è anche una modalità di intendere la pittura e l’arte, mi puoi raccontare questo? Da dove arriva e come nasce questa idea?


"ETERNO PRESENTE" è appunto il titolo della mia recente mostra personale, frutto degli ultimi mesi di intenso lavoro e risultato di tutta la ricerca portata avanti dal Covid in poi, periodo in cui ho sentito il bisogno di tornare alla Pittura. Questa ricerca ha avuto uno sviluppo spaziale, carnale e temporale. Dopo aver ripreso confidenza con il mestiere qualcosa mi ha ricordato una mia vecchia passione mai veramente andata via: l'anatomia.

E' quindi nata una serie di autoritratti nei quali il sistema vascolare è anche sistema di radici,trasporto di linfa vitale.Dall'interno mi sono spostato all'esterno, io sono stato sostituito da statue classiche ed è entrato nella composizione "l'ambiente".

La statua sostituisce l'aspetto temporale dell'essere umano e l'ambientazione è diventata pretesto e alleata per raccontare stati d'animo. In questi ultimi 2 anni, con molta difficoltà ma frequenti picchi di esaltazione, mi sono appassionato alla fisica teorica e all'astrofisica (con testi divulgativi alla mia portata).

Il concetto di Tempo in fisica porta con sé una visione molto più complessa che il solo susseguirsi di eventi ( Einstein e Hawkling sono stati i primi che mi hanno avvicinato a questi concetti) in Nietzsche "l'istante è infinito" fino al Distentio Animi di Sant'Agostino.


3) Guardando le tue opere e leggendo il tuo libro ho trovato una dimensione che mi ha incuriosito molto: la rappresentazione dei corpi, corpi che non sono mai statici ma sempre ‘catturati’ in slanci emotivi ( anche angoscianti e angosciati). È questo il dialogo tra la dimensione del proprio ‘Io’ e il mondo esterno di cui parli?


Il corpo umano nella mia pittura è sempre stato l'elemento principale. Il corpo visibile e quello invisibile dell'anima sono il centro di tutto fin dagli inizi della mia attività ma se mentre prima la figura umana era fatta di carne e sangue ora le figure sono statue. Statue prese in prestito dalla cultura classica, inerti, senza tempo e senza sangue. Per me, ora, l'utilizzo di statue rappresenta la condizione umana contemporanea: una razza anestetizzata, incapace di cambiare, performante ma solitaria, violenta e codarda, ipocrita, meschina.

Poi ci sono altri esseri umani, vittime della loro stessa sensibilità, un senso di appartenenza cosmico e infinito nel tempo. Una nostalgia atavica che fa sentire soli, un bellissimo autunno che non esiste più, incapaci di amare ancora, arrabbiati e impotenti, costretti ad esiliarsi volontariamente per poter sopravvivere. Individui che cercano conforto nei ricordi, malinconici per vite mai vissute e amori abortiti, sedati dal solo vivere, orfani di sogni e fiducia. Le "mie" statue sono in balia di tutto questo.Immerse in ambienti che sono prigioni, fisiche e della mente. Prigioni che diventano gli unici: luoghi in cui la quotidianità delle azioni e gli oggetti con i quali le abbiamo rese meno insopportabili fanno da scudo da tutto quello che c'è fuori, in silenzio.


4) Mi piacerebbe parlare di materiali e tecniche: dici che i primi si sono fatti più essenziali. Da dove nasce la questa ricerca? E le tecniche?


I materiali, da quando ho ripreso a lavorare con costanza, si sono fatti più essenziali, poveri. Quando la pittura ha iniziato ad essere un'attività che mi permetteva di viverci avevo l'illusione che un quadro acquistasse una qualità maggiore con l'utilizzo di materiali costosi. Quindi appena ho avuto la possibilità ho iniziato ad usare olii Mussini e telai su misura con cotone finissimo montato su.

Ma la produzione di quegli anni era tutta rivolta verso l'esterno, miravo solo ad una buona estetica, adoravo le composizioni molto piene (spesso quasi deliranti).Erano quadri molto chiassosi.Molti hanno passato l'esame del tempo ma non potrei dire di certo che non rinnego niente... anzi!

Adesso la "prestazione" non mi interessa più: il mestiere della Pittura è una cosa che mi sta ovviamente a cuore e per cui nutro grande rispetto. Ora lavoro con gli acrilici, gli acquerelli, tele commerciali, cartone da imballaggio, carta da pacchi, legno, fotocopie e talvolta anche oggetti abbandonati per strada.

Ora la questione non è alla vista ma celata dietro una superficie più cruda. la tavolozza è cambiata e ho scoperto colori che non avrei mai usato prima mi piace che alcuni lavori raccontino anche il posto in cui vivo ed è per questo che, come accennavo prima, ho iniziato ad inserire materiali ed oggetti trovati; non mi interessa rappresentare dove vivo ma piuttosto renderlo tangibile, annusabile. Non do più tanto peso al materiale e questo mi rende libero di concentrarmi sul valore concettuale del quadro o della scultura che sto affrontando.

Ecco, forse gli esempi più chiari di questo modus operandi sono le sculture: realizzate con materiali di recupero o comperati nei mercatini, argilla, legno, cartone ect ect. Impoverendosi i materiali il lavoro ha anche ottenuto una patina diversa: ha già un suo vissuto che è indipendente dalla carica emozionale che gli riversa l'osservatore acquirente. Il lavoro di adesso credo che sia più onesto: come un volto non truccato.


5) L’artista, in qualche modo, fa in conti anche con chi lo ha preceduto, nella tua produzione c’è qualche influenza del passato? Se si, quale?


Le influenze nel mio lavoro sono cambiate tanto nel tempo: in passato quando il mio lavoro era pop ci son stati Warhol, Basquiat, Peter Blake, Picasso, Schnabel, le pubblicità di giocattoli, i marchi di cibo... insomma, qualsiasi cosa che fosse superficiale e colorata. Poi con la pittura ho rallentato, mi sono dedicato ad altro e alla fine, per quasi un decennio, ho praticamente smesso di dipingere. Dopo questo periodo, in cui avevo perso di vista la cosa che amo di più, avevo smarrito un pò la rotta e vivevo tutto velocemente e intensamente, sono cambiato.

Sto ancora cambiando, credo.

Gradualmente ho cominciato ad isolarmi e ho ripreso a leggere, sul serio. Con la messa in atto di questi cambiamenti è tornata prepotentemente la voglia di dipingere. Una pittura differente, meno appariscente, scarna nella materia ed essenziale nella composizione. La mia tavolozza è cambiata. Il lavoro ora subisce influenze completamente differenti ma che Assecondano chi sono diventato e quello che ho bisogno di dire.Mi sono innamorato in principio dell'Arte Povera e della Transavanguardia, Francis Bacon, De Chirico e David Hockney, Giorgio Morandi ma anche Duchamp, Rauschenberg e il mio amore eterno Mario Schifano.


6) Speakeasy nasce come esigenza culturale e artistica, ma la dimensione del gioco ci appartiene e ci piace. Le interviste mi piace chiuderle con due domande, decisamente più scherzose. Ti va di dirmi i tuoi 3 libri del cuore, 3 film, 3 album o canzoni e 3 opere artistiche?


Libri: Autobiografia di uno Yogi - Paramahansa Yogananda; Pensieri degli anni difficili - Albert Einstein; Attraversare i muri - Marina Abramović.

Film: Interstellar; Qualcuno volò sul nido del cuculo; 2001 Odissea nello spazio

Album: New Blue Sun - Andre 3000; The storm of silence - Hatakeyama & Serries; Ok Computer - Radiohead.

Opere artistiche : Piazza d'Italia, 1912 - Giorgio De Chirico; Paesaggio versione anemica con smalto e anima 1965 Mario Schifano; I Dormienti - Mimmo Paladino.


7) Prima di essere artista e pittore chi è Massimo Gurnari?


Ero sicuro di sapere chi fosse Massimo Gurnari. Ora sono sicuro del contrario ma non ha più importanza.


8) L’ultima domanda assomiglia a una richiesta, mi piacerebbe avere qualcosa di tuo, qualcosa che renda questa intervista personale. Potresti scegliere un modo ‘diverso’ di firmarla?




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