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Un caffè con il professore - Maria Grazia Calandrone

Immagine del redattore: Lorenzo Cappitti
Lorenzo Cappitti
24 ago
Tempo di lettura: 4 min

1) Per iniziare questa intervista ho scelto il titolo del suo ultimo romanzo; ‘dimmi che sei statafelice’ che è al tempo stesso un comando, un invito e un’invocazione, cosa che ho trovatoestremamente evocativa. Da dove nasce?


Il titolo nasce da un superamento dell’amore inteso come possesso, si tratta di una richiesta che le protagoniste rivolgono una all’altra, una richiesta senza parole. Il sottinteso della frase è “dimmi che sei stata felice sebbene io non sia stata nella tua vita”, è un augurio totale, una cura dell’altro che prescinde dal nostro egoismo

 

2) In ‘dimmi che sei stata felice’ trovare un solo filo conduttore che leghi il romanzo èestremamente difficile, dalla ricerca storica, ai luoghi e alle vicende private delle protagoniste;così come è variegato l’uso del linguaggio, dal dialetto al poetico, fino ad una forma di scrittura che rimanda al saggio. Tra tutta questa varietà di temi ho scelto di guardare nella direzione dell’amore, che è raccontato in tante sfumature. Come lega la storia delle protagoniste? Come le differenzia? E, ancora, è protagonista del romanzo?

 

Dimmi che sei stata felice è una specie di romanzo sperimentale, qualcosa che appartiene al tempo che racconta nella prima parte (gli anni Settanta), ma che, insieme, restituisce l’orizzontalità dell’informazione contemporanea, cioè la compresenza di notizie che continuamente riceviamo. Da questo deriva il procedere della struttura per piani paralleli.

Certamente, però, è un libro di amori: ci sonol’amore coniugale (tra Aurora e Sandro e tra Viola e Rocco), l’amore immenso della nonna Lidia per la nipotina Aurora, l’amore quasi invisibile ma potentissimo di Angelica per il suo Nicola e per Aurora adulta, l’amore esplosivo di Aurora e Viola.Infine, l’amore di Viola per il mare, altroprotagonista del romanzo.

 

3) ‘Magnifico e tremendo stava l’amore’ è un testo complicato, che pone di fronte a interrogativicostanti. Scegliere una domanda è stato ancora più complesso. È un libro che racconta una storia vera, un caso giuridico che ( per l’avanguardia del verdetto) ha fatto estremamente scalpore. Quanto è urgente oggi raccontare questo genere di storie? Quanto è importante evitare di cadere in semplificazioni?

 

Quando ho scelto di scrivere la storia di Luciana Cristallo (che, per salvarsi la vita, è stata costretta a uccidere il marito Domenico, dopo vent’anni di violenza subìta) ero certa che avrei parteggiato per lei. Studiando dalle origini la storia del suo matrimonio con Domenico, ho compreso io per prima che non si può raccontare una vicenda di violenza domestica in maniera ideologica, ma che è necessario comprendere, caso per caso, le motivazioni dei comportamenti che portano a fatti tanto gravi e irrimediabili.

Certo questo non significa scusare né giustificare i comportamenti violenti, significa però avere una maggiore possibilità di intervenire sul caso specifico. Nel caso di Luciana e Domenico un aiuto esterno avrebbe probabilmente risolto la situazione.

Nel libro è però raccontata brevemente la storia di Santa Morina, anche lei colpevole di omicidio del marito. Ecco, nel suo caso il marito non era persona della quale si potessero comprendere nérisolvere le motivazioni, perché mostrava di essere semplicemente un sadico, che amava umiliare la compagna in ogni modo possibile. Non è questo il caso di Domenico. Nel caso di Domenico e Luciana sono dovuta scendere con loro nel gorgo, nell’incastro che significa la violenza domestica. E ho capito che non è corretto attribuire alla donna l’esclusivo ruolo di “vittima”, e ho capito che non possiamo neanche semplicemente dire alla donna di andarsene, perché nessuno può svincolarsi facilmente da quell’incastro e perché è ingiusto attribuire alla donna anche la “colpa” di rimanere in una situazione potenzialmente pericolosa.

È indispensabile che gli uomini prendano su di sé la responsabilità dei propri comportamenti. Sembra ovvio ma, purtroppo, si continua a chiedere alla parte lesa, cioè quella femminile, di risolvere la situazione. Proverei invece a indagare meglio le dinamiche interne delle persone e delle persone insieme. Sono infatti favorevolissima alla diffusione dei Centri di ascolto per uomini maltrattanti. Credo sia il principio di una svolta reale.

 

4) ‘Splendi come vita’, ‘dove non mi hai portata’ sono altri due suoi titoli, che, senza dire troppo,raccontano passaggi di vita anche dolorosi. La scrittura, il racconto, la poesia e la ricerca cosìcome la cultura, l’arte e la lettura possono ancora salvarci? Possono ancora aiutarci a guardare da altri punti di vista le nostre storie e la nostra vita?

 

Salvarci non credo, aiutarci a rendere la prospettiva più articolata e complessa credo proprio di sì. Ogni libro che leggiamo è un punto di vista innovativo (sperando lo sia) sulla realtà. Anche per questo nell’ultimo romanzo ho voluto sperimentare anche nella forma.

 

5) Le mie ultime domande, di rito, per questa rubrica. Mi piacerebbe chiederle i suoi 3 libripreferiti, i suoi 3 film, 3 album e 3 opere d’arte!

 

Libri (difficile sceglierne solo 3):

I quaderni di Malte Laurids Brigge, Rainer Maria Rilke

Spoon River Anthology, Edgar Lee Masters

Stella Maris, Cormac McCarthy

Maniac, Benjamin Labatut

 

Film:

Mamma Roma, Pier Paolo Pasolini

2001 odissea nello spazio, Stanley Kubrick

Moulin Rouge!, Baz Luhrmann

 

Album:

Time, Pink Floyd

Fratres, Arvo Pärt

Ainda, Madredeus

 

Opere d’arte:

tutto Edward Hopper

 

 

6) Per ultima, chi è Maria Grazia Calandrone prima di essere scrittrice e poetessa?


Non so, una persona normale, madre di due figli, un maschio e una femmina, di certo una persona col vizio della curiosità. M’interessa tutto, mi entusiasma tutto (da ultimo la fisica). Mi piace moltissimo essere viva, nonostante le notizie che arrivano dal mondo. Cerchiamo di fare quello che possiamo, ciascuno il suo, per renderlo un posto migliore.

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