HABERMAS E' MORTO.
- Chiara Olcese

- 27 mar
- Tempo di lettura: 2 min
Se la democrazia vive di dialogo, cosa succede quando il dialogo scompare?
Il 14 marzo è morto Jurgen Habermas, uno dei filosofi più importanti del Novecento. Ma raccontare la sua morte come si fa con un grande intellettuale, con una biografia, qualche citazione o una lista di libri, rischia di perdere il punto. Perché Habermas non è stato solo un
filosofo é stato il teorico di una cosa fragile e potentissima: la conversazione democratica.
Secondo Habermas, le democrazie non si reggono solo su costituzioni, elezioni o tribunali,
ma si reggono su qualcosa di molto più semplice e allo stesso tempo più difficile: persone che discutono tra loro usando argomenti invece che potere. La chiamava “azione comunicativa”: l’idea che gli esseri umani possano arrivare a un accordo attraverso il linguaggio, la ragione e il confronto pubblico.
Un’idea quasi ingenua, oggi perché guardandoci intorno é facile comprendere che viviamo nell’epoca delle echo chambers, degli algoritmi che ci mostrano solo ciò con cui siamo già d’accordo, delle discussioni che diventano immediatamente scontro. Nei social la
conversazione pubblica non assomiglia a un dialogo, ma a una rissa permanente e non si
discute mai realmente per capire. Si discute per vincere.
E qui Habermas torna improvvisamente attuale: per lui lo spazio pubblico era il luogo in cui
cittadini liberi potevano confrontarsi e costruire opinioni comuni. Oggi quello spazio è
occupato da piattaforme private, logiche di engagement e dinamiche virali che premiano la
rabbia più della ragione. Il risultato è paradossale perché parliamo continuamente, ma comunichiamo sempre meno e Habermas temeva esattamente questo: una società in cui il
linguaggio smette di essere uno strumento di comprensione e diventa solo uno strumento di
potere. Quando succede, la democrazia cambia natura, non è più una conversazione
collettiva, ma diventa una competizione di narrazioni.
Per questo la morte di Habermas non è solo la scomparsa di un filosofo, ma é la fine
simbolica di una generazione che credeva ancora che la ragione pubblica fosse possibile.
La domanda, oggi, è molto più scomoda: abbiamo ancora voglia di ascoltarci davvero?
Perché se Habermas aveva ragione su una cosa, è questa: la democrazia non muore quando
smettiamo di votare, muore quando smettiamo di parlarci.


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