5 dischi per espandere i tuoi gusti musicali.

Vi trovate impelagati negli algoritmi di Spotify? Siete stufi di amici e colleghi che vi consigliano di ascoltare musica che detestate? Non temete, la redazione è qui per questo e vi tende la mano per farvi uscire dalle sabbie mobili della monotonia e dare una bella rinfrescata alle vostre orecchie.
L'obiettivo di questo articolo è quello di farvi scoprire nuovi orizzonti musicali ed aprire le porte verso nuovi mondi sonori. Ognuno di questi album con le sue influenze e contaminazioni è un invito a scoprire nuove band e generi diversi.
Yussef Days – Black Classical Music (2023)
Hai sempre pensato che il jazz fosse noioso ed incomprensibile? Ecco il disco idale per iniziare a prendere confidenza con questo genere. Primo disco da solista del batterista britannico Yussef Days, uno dei dei jazzisti più innovativi dell'attuale scena Londinese.
La sua batteria ritmata è parte centrale e protagonista del progetto ma sempre accompagnata da una moltitudine di strumenti che rende il disco sofisticato ma anche pulito ed estremamente stiloso.
Si tratta di un disco prettamente jazz ma con il tiro moderno della musica jungle e sprazzi di hip hop. Ci sono molti featuring nel disco tra cui Venna, Tom Misch e Rocco Palladino solo per citarne alcuni.
Colapesce – Un Meraviglioso Declino (2012)
Tutti sicuramente conoscerete Colapesce per il suo duo con Dimartino ma avete mai ascoltato il suo primo disco “Un Meraviglioso Declino”? Grazie a questo disco il cantante, il quale deve il nome d'arte ad un'antica leggenda Siciliana, ha vinto la Targa Tenco.
Questo disco è un viaggio introspettivo, cantato spesso quasi sottovoce e suonato con arpeggi di chitarra acustica.
E' dotato di una grazia e una delicatezza tale in grado di cullare l'ascoltatore per tutta la sua durata.
Ascoltare per credere, considero questo album una vera e propria carezza per l'anima.
Knucks – Alpha Place (2023)
Knucks è senza dubbio uno dei miei rapper preferiti made in UK e questo disco è considerato uno dei più belli del genere UK Drill e Grime. Il titolo del disco fa riferimento ad Alpha Place, complesso residenziario nel quale il cantante è crescuito. Il disco è introspettivo e colto ma senza abbandonare la realtà da “marciapiede” tipica di questo genere. La canzone “Leon the Professional” ad esempio, mia traccia preferita del disco, è un riferimento al film di Luc Bresson e vede come protagonista un sicario silenzioso e spietato rendendo la narrazione quasi noir, il tutto su una base jazz ed un flow come sempre impeccabile
English Teacher – This Could Be Texas (2024)
Stupendo album d'esordio della giovane band inglese che si è conosciuta e formata presso il conservatorio di Leeds. Il loro genere è prettamente indie rock ma fortemente influenzato da post punk e art rock in quanto il disco presenta canzoni e melodie in continuo cambiamento narrate dalla bellissima voce della cantante Lily Fontaine. Le canzoni passano da ballate rock sognanti a esplosioni di chitarre distorte accompagnate da un orchestra travolgente.
Il titolo è una splendida metafora. Il "Texas" non è il posto fisico, ma l'idea che ovunque può essere un luogo di possibilità, che l'identità locale (quella di Leeds e delle valli dello Yorkshire in questo caso) è altrettanto vasta e mitologica quanto quella dei grandi spazi americani. È un disco che parla di provincialismo con un respiro universale.
Quest'anno, il gruppo pubblicherà il loro secondo ed attesissimo disco, e non vedo l'ora di ascoltarlo, sopratutto perchè non li ho mai visti live e mi auguro di vederli presto.
The Beatles – Revolver (1966)
Innanzi tutto se siete arrivati fino a qua vi ringrazio infinitamente. Chi mi conosce bene sa quanto questo gruppo mi stia a cuore, per me non sono solo una band ma l'inizio di tutto e hanno segnato profondamente il mio modo di sentire la musica.
Revolver è il settimo album dei Fab Four di Liverpool e segna il cambio di rotta non solo per la band ma per la musica dell'epoca. Fino all'anno precedente i Beatles erano legati all'immagine di bravi ragazzi che scrivevano canzoni che parlavano d'amore ma con questo disco l'immagine cambia con testi più impegnati ed un suono molto più sperimentale. Si tratta di un progetto ricco di influenze psichedeliche, non è per nulla un disco uniforme ma ogni traccia al suo interno è un universo a se stante nel quale immergersi. Le nuove influenze arrivate tramite la filosofia orientale e l'LSD si colgono sopratutto in brani come “Love You To”, “She Said She Said” e “”Tomorrow Never Knows”, brani che nonostante siano stati composti quasi 60 anni sembrano ancora oggi provenire dal futuro.



Commenti