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Cinque australiani scalzi a Sestri Levante

Immagine del redattore: Dennis Corino
Dennis Corino
1 giu
Tempo di lettura: 3 min

E' la mattina di Martedì 25 Agosto del 2015 e mi trovo nella biblioteca della Società economica di Chiavari intento a preparare chissà quale esame per la sessione di Settembre.

Ovviamente anziché studiare, come al solito, sto cazzeggiando sul telefono guardando i risultati di Seria A quando, tra una notizia e un gol, la mia attenzione viene attirata dal fatto che la sera stessa a Sestri Levante c'è in concerto un gruppo, che all'epoca ancora non conoscevo, chiamato Tame Impala organizzato da Mojotic. Preso dalla curiosità ascolto qualche loro brano, molto probabilmente su Youtube, e mi accorgo subito di essere davanti a qualcosa di diverso, qualcosa di speciale e mi convinco immediatamente a prendere due biglietti per il concerto.

La sera stessa, al tramonto, con la Baia del Silenzio dietro e l'odore salmastro nelle narici mi reco all'Ex Convento dell'Annunziata e, sul palco di fronte a me, si presentano questi 5 tipi Australiani alquanto bizzarri, scalzi, che bevono (credo birra?) da tazze in ceramica.

Fin dalle loro prime canzoni ho avuto l'immediata sensazione di trovarmi all'interno di una bolla sonora. I riverberi, le chitarre liquide, una psichedelia moderna che sembrava arrivare direttamente dagli anni Settanta per proiettarsi nel futuro, Kevin Parker, leader della band, quasi immobile, ma magnetico. Dentro di me cresceva la consapevolezza di trovarmi di fronte a qualcosa che non solo non avevo mai sentito prima, ma che avrebbe fortemente influenzato i miei gusti musicali negli anni a venire, non solo da un punto di vista sonoro, ma anche da un punto di vista estetico. Avevo inoltre la sensazione di assistere a qualcosa di speciale che non tutti avevano ancora scoperto e di trovarmi davanti ad una band nel momento esatto in cui stava per compiere il salto definitivo.

Non ricordo in maniera esatta la scaletta, ma ricordo bene l'apertura in crescendo di “Let it Happen”, di aver pogato come un forsennato su “Elephant” e di essermi commosso con “Why Don't they talk to me?", una delle mie preferite di sempre ancora ad oggi in grado di darmi una sensazione sospesa tra l'euforia e la nostalgia, come se stessi vivendo un ricordo mentre esso accade.

Il 2015 per i Tame Impala era un momento speciale: era appena uscito “Currents”, album ad oggi apprezzato maggiormente dalla critica e dai fan e considerato uno dei dischi fondamentali dell'indie rock, segnando una svolta più elettronica. Dopo i due dischi “Lonerism” e “Innerspeaker”, quest'ultimo autoprodotto e registrato in uno studio in Australia chiamato Wave House, “Currents” segna il punto di svolta della band, non solo perchè si tratta di un grande album, ma perché Kevin Parker riuscì a portare elementi disco, pop ed elettronica, abbandonando le chitarre, in un'estetica psichedelica senza perdere credibilità artistica.

Sette anni dopo, nel Settembre del 2022, sono andato a sentirli con il mio amico Ale (che abbraccio forte)all'Ippodromo di Milano. Nel frattempo era cambiato tutto, i Tame Impala erano diventati una delle band più influenti e riconoscibili della musica contemporanea vantando tour mondiali e collaborazioni con artisti mainstream come Travis Scott, Lady Gada, Kanye West e The Weekend solo per citarne alcuni. Le canzoni che nel 2015 sembravano appartenere ad una nicchia erano ormai conosciute da migliaia di persone, eppure una volta spente le luci qualcosa era rimasto identico. La capacità di Kevin Parker e della sua band di trasformare un concerto in un'esperienza immersiva era ancora lì, amplificata da una produzione visiva spettacolare: ricordo un pazzesco disco laser rotante che si muoveva sopra le loro teste. Se nel 2015 il fascino derivava dalla scoperta, nel 2022 nasceva dalla consapevolezza, tutti sapevano di trovarsi davanti ad una grande band. A Sestri Levante avevo la sensazione di assistere ad un segreto condiviso da pochi, mentre a Milano mi sono ritrovato in mezzo a migliaia di persone che avevano scoperto lo stesso segreto.

L'emozione, però, era sorprendentemente la stessa. Forse è proprio questo il segreto delle grandi band o degli artisti che riescono a rimanere nel nostro cuore: possono passare dai festival di dimensioni più piccole a grandi eventi, conquistare classifiche e streaming in tutto il mondo, ma continuano a trasmetterti la stessa magia di quando li hai visti la prima volta.

I Tame Impala del 2022 erano molto più famosi di quelli del 2015, ma erano ancora, senza dubbio, fighissimi, oltre che una delle mie band preferite di sempre.


 
 
 

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