l'anno del Perreo
- Dennis Corino

- 20 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 26 mar
Il 2025 è stato senza dubbio l’anno di Bad Bunny.
Il 31enne nativo di Porto Rico, all’anagrafe Benito Antonio Martinez Ocasio, ha in poco tempo scalato le classifiche mondiali, fino ad arrivare alla tanto attesa (e discussa) esibizione durante l’Half Time Show della finale di Football American Superbowl (sì, esatto, si trattava anche di una partita di football).
Ma come si è arrivati a tutto questo? Puro hype fomentato dagli algoritmi o piuttosto talento e meritocrazia? Ciò che è certo è che si tratta di originalità, ma soprattutto di cuore.
Una volta vinto il preconcetto per cui un disco reggaeton non potesse attirare la mia attenzione, non ho potuto fare a meno di notare come, fin dalle prime battute di “Nuevayol”, il disco fosse incredibilmente accattivante.
“Nuevayol” è un sample di un classico della salsa “Un Verano en Nueva York” del 1975.
Senza entrare in eccessivi tecnicismi, l’album è un concentrato di hit ballerecce, come “Voy a Llevarte Pa Pr”, “Baile Inolvidable”, “Café con Ron”, canzoni più riflessive e piene di amore infinito, come “Pitorro de Coco” e “Lo Que le Pasó a Hawaii”, fino alla title track “DtMF”, che ruota attorno all’idea di pentirsi per non aver immortalato i momenti importanti, soprattutto rispetto a una relazione finita.
Più precisamente, però, si tratta di una riflessione su ciò che resta dopo, ricordi sfocati, dettagli dimenticati e attimi che non torneranno, il tutto racchiuso in un beat intimo, che mantiene uno stile urbano e latino, ma più introspettivo rispetto ad altri pezzi più energici.
Il disco si chiude con “La Mudanza”, brano che, come del resto tutti i brani dell’album, è una celebrazione delle sue origini portoricane.
Il Conejo Malo ricorda la sua infanzia parlando del legame con i suoi antenati fino ad arrivare ad oggi, quando, nel video del brano, lo vediamo sventolare una bandiera portoricana.
L’incredibile successo dell’album lo ha portato, oltre a un tour mondiale (sarà a Milano all’Ippodromo a luglio, per i fortunati che sono riusciti ad accaparrarsi il biglietto in tempo), al mini concerto in acustico del Tiny Desk.
In questo format stupendo, ideato da NPR Music, gli artisti si esibiscono letteralmente seduti a una piccola scrivania (da recuperare assolutamente se ve lo siete perso!!).
Tra un concerto e l’altro Bad Bunny è anche riuscito a trovare il tempo di “indossare” i panni di un modello di intimo di Calvin Klein, come ogni “sex symbol” contemporaneo che si rispetti (chiedere a Jeremy Allen White per credere).
Per un comune mortale un anno del genere poteva fermarsi qua, ma non per il nostro BB, che decide di chiudere in bellezza con il premio Grammy più ambito in assoluto: miglior album dell’anno (oltre a miglior album urbano).
È da sottolineare che si tratta del primo album interamente in lingua spagnola a vincere il prestigioso premio.
È ancora fissata negli occhi di tutti la potentissima performance all’Half Time Show, criticata pubblicamente da Trump che l’ha definita: “terribile” e “una delle peggiori di sempre”.
In realtà, è stata una delle più simboliche degli ultimi anni, con un impatto emotivo e culturale enorme.
Bad Bunny è riuscito a portare sul palco l’intero immaginario del suo DtMF, creando una narrazione che è andata oltre la semplice esibizione pop.
Lo spettacolo è stato eseguito totalmente in spagnolo, cosa rara per un palco statunitense di così alta visibilità, il che, però, lo ha reso empatico, simbolico e inclusivo, capace di celebrare una cultura troppo spesso marginalizzata nei grandi eventi mediatici.
Lo show si conclude con una commovente citazione di tutti gli Stati americani e la scritta, posta su un pallone da football, “Together, we are America”, accolta da un pubblico totalmente in visibilio.
Il messaggio principale dello spettacolo è: “The only thing more powerful than hate is love”.
Ricordate quando si parlava di cuore, all’inizio dell’articolo? ECCOLO QUA.
Ora rimane da chiedersi, che ne sarà del nostro portoricano preferito? (che ho scoperto pochi giorni fa che nel 2017 venne ospite al Kaoba a Genova?!).
Ciò che è certo, è che noi saremo qui ad aspettarlo, con braccia e cuore aperti.



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