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Per ricordarsi ciò che amore non è.

  • Immagine del redattore: Sara Osimani
    Sara Osimani
  • 11 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

In una delle puntate di “Indagini”, Stefano Nazzi parla del principio di Locard. Un’intuizione fondamentale per l’analisi forense secondo cui non solo lasciamo una traccia su ciò che tocchiamo, ma ciò che tocchiamo la lascia su di noi.

È il principio dell’interscambiabilità: quando A viene a contatto con B, c’è un trasferimento da A a B e da B ad A.

Al che, ho stoppato il podcast per dare spazio al pensiero che è così anche nelle relazioni, quando si entra in contatto con qualcuno, rimane sempre una traccia rilevabile, la pelle lo ricorda.

Alcune lasciano impronte delicate, la cui presenza ci fa sorridere.

Altre lasciano segni indelebili.

 

Nella mia architettura delle associazioni, questo frammento di pensiero passato è rimasto chiuso in un quadernino per tempo, per poi tornare a galla richiamato da una canzone, o meglio da un capitolo del concept album “El Mal Querer” di Rosalía.

Questo piccolo gioiello musicale, uscito nel 2018, è ispirato a una novella provenzale del XIII secolo che narra la storia di Flamenca, una ragazza che viene rinchiusa in una torre dal marito accecato dalla gelosia. Rosalía trasla il racconto ai giorni nostri trasportandoci, capitolo per capitolo, in tutte le fasi di un amore malato che l’eroina si trova a vivere.

 

I primi due capitoli, Augurio e Boda, sono caratterizzati dal presagio di qualcosa che avverrà, ma di cui la protagonista non è ancora consapevole. La co-protagonista è infatti la Luna, che, nella cultura gitana, da cui Rosalía prende a piene mani (in particolare nella poesia di Federico García Lorca), incarna una figura malefica, simbolo di un destino ineluttabile.

 

È nel terzo capitolo, Celos, che questo destino inizia a prendere forma. La voce narrante è quella dello sposo, che si dice geloso anche dell’acqua che tocca le labbra della protagonista. Che si dice impaurito nel momento in cui lei attraversa la porta per uscire, perché potrebbe non tornare. Perché sta più male lui di lei.

 

La soluzione è la Clausura.

 

Inizia quindi la discesa nell’inferno costruito su misura dall’uomo con cui condivide la sua vita. Come Proserpina che viene trascinata da Plutone nel regno dei morti. Le tracce rimangono sulla pelle (Bernini ce le mostra perfettamente). Purtroppo però, a differenza di Proserpina, il padre della nostra protagonista non è Zeus. E non c’è nessun aiuto dall’alto.

 

Accade in queste situazioni che non si veda una via d’uscita. Come afferma Maria Machado nel suo memoir, La Casa dei Miei Sogni: “Nel momento clou, fantastichi di morire. […] Qualunque cosa purché finisca. Hai dimenticato che c’è l’opzione di andartene”. Ma la protagonista dell’album non lo ha dimenticato, le è molto chiaro che deve trovare una via d’uscita, “aunque me cueste la vida, aunque tenga que matar” (anche se mi costasse la vita, anche se dovessi uccidere).

 

E così ci ritroviamo all’ultimo capitolo, Poder, quello che mi ha riportato alla mente il principio dell’interscambiabilità. Perché l’eroina esce vittoriosa dalla battaglia, ma non ci sono sentimenti di gioia, di trionfo, o la volontà di andare avanti. Lei vuole ricordare, e lo vuole fare tatuandosi sulla pelle l’iniziale del suo carceriere: “voy a tatuarme en la piel tu inicial porquees la mía, pa’ acordarme para siempre, y recordarlo to’a la vida, de lo que me hiciste un día” (mi tatuerò sulla pelle la tua iniziale, perché è la mia, per ricordarmi per sempre, e ricordarlo per tutta la vita, ciò che mi hai fatto un giorno).

 

In spagnolo il linguaggio è ancora più evocativo perché il tatuaggio è “en la piel”, nella pelle, non superficiale, ma incastonato dentro. Così la traccia rimane. Fa da promemoria a quello di cui ci si rende conto solo dopo, come afferma Rossyde Palma, la terza voce narrante dell’album: “Te das cuentascuando sales. Piensas, ¿Cómo he llegado hasta aquí?” (Te ne rendi conto quando ne esci. E pensi, come sono arrivata fino a qui?).  

Per questo è importante che il corpo ricordi, impari e tenga le tracce.

 

Il tatuaggio “nella” pelle non fa dimenticare. Ciò che si può fare, forse, col tempo, è scriverci sopra.

 

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